In arrivo il metodo dgc

CHE COSA E' IL DGC

Da quando veniamo al mondo non fanno altro che insegnarci una specie di gioco dei ruoli ed invitarci a seguire delle convenzioni. La nostra bravura sta nel ripetere quello che fanno i grandi. Si cammina così, a tavola ci si siede in questo modo, alla mamma si presta ascolto, si parla solo se si è interrogati, si gioca a pallone e non con la bambole , con le ragazze si mostra virilità ed esperienza, al lavoro s’indossa quel tipo di vestito, ecc. ecc. Tutto forma, spesso vuota di contenuti. Ma per fingere, per diventare altro da noi, occorre essere credibili. Come risolvere il problema? 

Nello studio della Recitazione , l’educazione al particolare, al dettaglio, ha una grandissima importanza ma deve arrivare da dentro, dall’interiorità, ed essere veicolata dal gesto che introduce anche la giusta intonazione. 

Purtroppo, spesso ci si limita all’esteriorità, all’apparenza, finendo con il diventare qualcosa di simile a dei pupazzetti a molla che ripetono sempre le stesse cose. Cercare la verità ed essere credibili sembra un compito difficilissimo, mentre gli allievi attori si smarriscono in paragoni con il personaggio che loro hanno in testa e dal quale non si spostano. Spesso si limitano ad imitare codici ripetuti sino allo sfinimento, e l’emozione finisce ancora prima di cominciare.

Partiamo da un dato essenziale. Amore, Gioia, Dolore, Tristezza, Felicità… sono stati d’animo che se ci limitiamo a mostrare finiscono con l’annoiare e far sentire estraneo chi ci guarda. Vedere un uomo che piange in scena può essere totalmente inutile se non siamo coinvolti in ciò che ha creato quel pianto. Dopo un pò tutto questo diventa ridondante e non provoca nessuna pietà o compassione. Coinvolgere realmente lo spettatore richiede una verità nelle cause, nelle origini che hanno dato vita a quel determinato stato d’animo. Per questo occorre un gesto rivoluzionario, liberatorio e vale a dire imparare ad osservare ciò che ci sfugge : il corpo. 

Muoversi in base a ciò che le emozioni ci stanno suggerendo, a livello corporeo, è il modo più veloce per arrivare alla verità del personaggio da presentare al pubblico. Il corpo ci obbliga a parlare in un certo modo, a reagire con velocità o lentezza, a respirare in maniera angosciosa o totalmente rilassata, a restare fermi pur avendo al nostro interno una tempesta emotiva. Ma anche in questo caso occorre prestare una certa attenzione. C’è il rischio di usare movimenti stereotipati, faccette ed ammiccamenti.  
Ricadremmo nel giochino del mascheramento carnevalesco, attaccato a pochi dettagli scombinati e ripetitivi. 

Il lavoro di diversi maestri è riuscito a dimostrare come il gesto (prima quello interiore, che chiameremo psicologico con M.Cechov, e poi quello fisico esteriore) sia alla base della vocalità e delle intonazioni. Ma da dove arrivano questi Gesti? Chi è che fornisce le istruzioni per compierli? Ecco entrare in gioco il Carattere. Ci addentriamo tra i meccanismi fondamentali del nostro DGC : la Dinamica con la Creazione di un Gesto derivato dal Carattere.

In trent’anni di regìa ed insegnamento ho avuto la sensazione molto chiara, poco tempo fa, che tutto ruoti attorno a 5 Caratteri Fondamentali che sono un pò come certi colori base. Tutti sappiamo che la miscelazione tra Blu, Rosso e Giallo può creare migliaia di sfumature. Questi Cinque Signori hanno un Carattere talmente forte che, pur cambiando faccia e colore espressivo, generano centinaia di tipi diversi tra loro pur rimanendo sempre gli stessi. Sarà divertente scoprire come nei secoli li abbiamo visti Eroi, Principi, Assassini, Monaci, Uomini di Stato, Amanti, Banchieri….Sono sempre loro, leggermente spostati di peso, come diceva Guido Aristarco a proposito di certi personaggi che i registi si portavano da un film all’altro.

La loro forza può, però, diventare quella dell’interprete che si trova a dover affrontare un personaggio e ne cerca disperatamente l’identità. L’errore più grande che si possa fare è confondere l’aspetto esteriore con la vera realtà del carattere.

Osservando tutte le tipologie di personaggi che ho avuto modo di portare in scena, dal teatro antico a quello seicentesco, da Goldoni ai contemporanei, credo di averne inquadrati almeno 5 che sono imprescindibili. La loro qualità è che possono miscelarsi, fondersi, pur non perdendo la propria dominante. Alla fine, uno soltanto rimane il carattere guida che fornisce tutte le informazioni.

Se priviamo questi Caratteri di una connotazione storica e li spostiamo fuori dal tempo, possiamo accorgerci che sono eterni. Attraverso un’analisi accorta del CARATTERE che ci accingiamo a portare in Scena, anche quello più inafferrabile ed articolato farà riferimento ad almeno uno di questi elencati qua sopra. In qualunque epoca ci troviamo.

 

Il passaggio successivo sarà quello di collegare i dati raccolti, a proposito delle caratteristiche del personaggio in osservazione, e farli vivere attraverso gesti che siano coerenti con il carattere. Il gesto farà il resto, e sarà meraviglioso veder nascere Intonazioni che prima sembravano sparite nel nulla.

Fotografia di Antonella Antonelli